Girovaghi

Enrico Rastelli

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Enrico Rastelli

Giocoliere italiano nato a Samara sul Volga (Russia) il 18.12.1896, morto a
Bergamo il 13.12.1931
Considerato il più grande giocoliere di tutti tempi. Dopo una formazione
enciclopedica, avvenuta soprattutto in Russia nei piccoli circhi itineranti dove
era scritturata la propria famiglia (a San Pietroburgo riceve persino lezioni di
danza da un giovanissimo Nijinsky), nel 1915 incontra un giocoliere
giapponese, Takashima, dal quale apprende le antiche tecniche della
giocoleria orientale, oltre ad un enorme rispetto e considerazione per il
proprio lavoro. Questi requisiti, unitamente ad un’innata e spiccatissima
predisposizione ed un’incredibile costanza negli allenamenti, lo portano ad
eseguire virtuosismi mai più eguagliati, come la giocoleria di otto piatti
realizzata con un vaso in equilibrio sulla fronte, saltando la corda con una
gamba mentre l’altra è impegnata a far roteare un cerchio. Dopo un breve
tirocinio in Italia con gli impresari Gatti e Manetti, Enrico lascia
definitivamente il circo per i più remunerativi teatri di varietà ed inizia ad
essere noto soprattutto all’estero dove ottiene il maggior numero di scritture
negli anni venti. Nel 1922, in Spagna, Fregoli sospende per una sera il suo
spettacolo per ammirare il debutto a Barcellona del celebre giocoliere, suo
amico. L’America, la Francia, e la Germania sono le nazioni dove R. riscuote
maggior successo esibendosi nelle più prestigiose sale di spettacolo, quali il
Palace di New York, il Medrano di Parigi e il Wintergaten di Berlino. Il 1931
pare l’anno destinato a segnare la sua consacrazione anche in patria, grazie
ad un contratto con la potente ditta Suvini-Zerboni. Ma pochi giorni dopo il
suo debutto al teatro Duse di Bergamo, Enrico muore per una forma di
emofilia; congenita, ma maturatagli in seguito ad una lieve ferita riportata in
scena durante un’esibizione. Oltre che per gli incredibili virtuosismi, Enrico si
ricorda per l’introduzione nella giocoleria dei concetti di essenzialità, velocità
ed eleganza; in assoluto contrasto con le lente e macchinose esibizioni dei
nerboruti giocolieri del tempo. Le perfette simmetrie degli oggetti che
giocolava e dei movimenti del suo corpo lo pongono fra i pochi artisti di circo
e di varietà ad essere frequentemente ricordato negli scritti di molte
personalità della cultura di allora, come Colette, Jean Cocteau, Oskar
Schlemmer (che fece adottare il training del giocoliere ai propri allievi di
teatro), oltre ai nostri Orio Vergani e Vito Pandolfi.

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